Perché è importante ascoltare i sintomi (soprattutto in adolescenza)

Più volte mi sono trovata a parlare con adulti e ragazzi di “sintomi (come i disturbi alimentari, l’autolesionismo, attacchi di panico, crisi di rabbia, pianto etc.) sentendoli spesso definire come “semplici crisi adolescenziali” o “modi per attirare l’attenzione” o “ gesti dimostrativi”.

Prescindendo dalle motivazioni individuali che portano spesso gli adulti a classificare dei comportamenti più o meno gravi in questo modo, penso che i sentimenti più frequenti di chi si trova a dover far fronte a queste difficoltà siano la paura e lo smarrimento nel non sapere “cosa fare”.

E’ effettivamente difficile sapere “cosa fare” ma forse, prima di fare, è necessario soffermarsi a “pensare” e provare a  comprendere il senso di questi gesti e il loro significato (o significati).

Un passo necessario è quello di cominciare a guardare al sintomo come “una vera richiesta di attenzione”, attenzione verso una sofferenza e un dolore psichico che non riesce più ad essere contenuto dalla mente ed ha bisogno di essere agito nel corpo e nell’ambiente, esibito, gridato etc.

Citando Lancini (2021)

Il sintomo rappresenta la personalissima modalità di autosomministrarsi una prima forma di cura, un’ automedicazione urgente, messa in atto per mitigare un dolore mentale insopportabile, che rischia di portare alla follia.”

In questa ottica, l’adulto può e deve farsi carico di questa sofferenza, ma come?

È importante partire dall’idea di “prendere sul serio” ciò che sta accadendo, senza sminuirlo ma interrogandosi e mostrando curiosità per cosa sta avvenendo nella mente dell’altro..

Molto spesso questo appare un compito complesso per gli adulti ed effettivamente lo è!

Le nuove generazioni vivono situazioni e sentimenti completamente differenti dalle generazioni precedenti e questo lascia spesso l’adulto spaesato.

Non esistono formule magiche e ne soluzioni passepartout, esiste però la possibilità di dare spazio e dignità a ciò che accade attraverso la parola.

Perchè parlare è così importante?

Parlare è un gesto “terapeutico” ed offre la possibilità di far chiarezza su ció che avviene nella mente, permette di dar voce ai sentimenti dei ragazzi e degli adulti, di chiedere aiuto e costruire soluzioni insieme.

Parlare evita di far sentire i ragazzi soli ed impotenti davanti a situazioni che sembrano insormontabili e soprattutto è la dimostrazione che l’adulto è pronto a farsi carico di quel peso.

Spesso gli adulti lamentano difficoltà nel parlare con i ragazzi o grande frustrazione nell’ essere rifiutati.

È vero, non è sempre facile aprire un dialogo; sicuramente richiede tempo e forse diversi tentativi ma è importante sottolineare che il tentativo stesso, il resistere al dolore del rifiuto senza arrendersi, è un messaggio importante perché ricorda ai ragazzi la possibilità di avere qualcuno di “solido” su cui poter comunque contare.

Sicuramente non è un compito semplice ma, se necessario, anche l’adulto può chiedere aiuto nell’affrontare queste difficoltà o nel costruire le modalità di comunicazione più adeguate.

Questa operazione impone sun grande sforzo e la fatica di superare la paura di essere colpevolizzati ma al tempo stesso, permette, soprattutto al genitore, di lenire possibili sensi di colpa e fornire un valido esempio al proprio figlio.

Spesso si teme che una richiesta di aiuto possa rappresentare una fragilità ma, al contrario, è una operazione molto evoluta e per nulla scontata.

Saper chiedere aiuto è infatti una delle più grandi risorse che l’adulto possa avere e rappresenta una enorme competenza da costruire, che un genitore può e deve insegnare al proprio figlio.

Dott.ssa Claudia Fratangeli

Psicologa, Psicoterapeuta, PhD

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